LION

23 luglio 2011, in X come Macintosh, by Marco Coïsson

Chi segue le vicende della Casa della Mela non ha certo bisogno di leggere su queste pagine che MacOS X 10.7 «Lion» (anzi: solo più OSX, perché il “Mac” è sparito) è da qualche giorno disponibile per il download sull’App Store, in attesa che pendrive USB con l’installer di OSX precaricato arrivino nei negozi a far la gioia di coloro che preferiscono avere qualche cosa di fisico da tenere in mano, o da collezionare, o che non possono permettersi di scaricare quasi 5 GB di dati su una connessione lenta e traballante.

Molti di voi probabilmente avranno già acquistato Lion e l’avranno installato e ci staranno già lavorando su. Quindi, se cercate approfondite recensioni o commenti particolarmente intelligenti, non cercateli qui, perché io invece sono ancora fermo a Snow Leopard. Infatti, dal momento che il Mac è per me un fondamentale strumento di lavoro, prima di fare il salto al nuovo sistema operativo ho bisogno che passi un po’ di tempo, che tutte le applicazioni per me vitali si adeguino al nuovo paradigma, e che eventuali problemi del sistema operativo vengano corretti da una versione 10.7.1 o anche 10.7.2. Inoltre, col mio MacBook che ormai prima o poi dovrà essere mandato in pensione, Lion me lo ritroverò preinstallato sul Mac nuovo, sempre che sia un Mac il portatile che comprerò e non qualche cos’altro.

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C’ERA UNA VOLTA: APPLE IIGS

4 luglio 2011, in X come Macintosh, by Marco Coïsson

Nel 1986 il futuro dell’Apple ][ sembrava segnato. Due anni prima il Macintosh aveva scritto l’inizio di un nuovo capitolo della storia dell’informatica, e l’Apple //c aveva invano lottato per conquistarsi il cuore degli appassionati. Nel 1986 il Macintosh Plus era finalmente il primo Mac che avesse un senso possedere, e la piattaforma Apple ][ sembrava essere arrivata al capolinea. Per la verità, però, il Macintosh non aveva sfondato nel mercato. E malgrado la sua indubbia superiorità tecnica, il suo hardware era ancora fortemente deficitario in due comparti strategici: la grafica a colori e il suono. Per inciso, esattamente i due comparti che avevano costituto la natura essenziale, la vera ragione d’essere dell’Apple ][ quando era stato realizzato da Steve Wozniak. I concorrenti di Apple erano più avanti su questo fronte: Commodore e Atari, giusto per citare forse i due più importanti, competevano con Apple sul fronte dell’hardware, delle prestazioni, del sistema operativo (con grafica a icone, colori, multitasking), con macchine che erano superiori al Macintosh, figuriamoci agli Apple ][.

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IL RE VIRTUALE

4 luglio 2011, in X come Macintosh, by Marco Coïsson

Non è che questo “Lion” mi stia facendo fare i salti di gioia. Sarà il leone anche il “re”, e il soprannome di questo sistema operativo sarà anche particolarmente evocativo, ma tutto questo entusiasmo io proprio non riesco a mettercelo. C’è per lo meno una buona notizia, ad accompagnare l’ipaddizzazione del Mac: pare che Lion sarà virtualizzabile (senza violare la licenza, intendo) anche in versione client. È una buona notizia: con i ritardi che ci saranno negli aggiornamenti di estensioni del kernel, librerie di terze parti e software vari, poter fare qualche test su delle macchine virtuali equipaggiate con Lion è una gran comodità anche per chi non deve gestire server web o altre realtà così complesse. In realtà, servirebbe anche che ad essere virtualizzabile fosse per lo meno anche Snow Leopard, per consentire a chi aggiornerà troppo presto di affrontare le inevitabili incompatibilità che sorgeranno (non dimentichiamo che certi produttori di software, non fatemi fare nomi, sono ancora fermi a Leopard, col supporto a Snow Leopard solo in beta…).

Fonte: X come Macintosh

 

FUTURO INCERTO

4 luglio 2011, in X come Macintosh, by Marco Coïsson

Già avevamo avuto il dubbio. Che l’arrivo di iCloud avrebbe portato sconquasso tra i 14 utenti di iWeb in giro per il pianeta. Sì, sono uno di essi. E Apple mi ha dato il benservito: iWeb sparisce. E pure l’iDisk. Ecco, il mio intero sito web, incluso X come Macintosh, è realizzato con iWeb. E risiede sull’iDisk. È ovvio che il futuro impone un cambiamento.

Ora le opzioni possibili (meglio: le opzioni che mi vengono in mente) sono solo quattro:

  1. Chiudere baracca. Direi che la cosa è esclusa a priori.
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TRA LE NUVOLE

9 giugno 2011, in X come Macintosh, by Marco Coïsson

Il WWDC è arrivato. E passato. Non ho avuto il piacere di sapere che cosa abbiano fatto le azioni di Apple dopo la chiacchierata di Steve Jobs (che mi fa piacere aver rivisto sul palco), ma sono pronto a scommettere che saranno salite. Come al solito. Non che sia un mio problema, comunque. Con quello che mi pagano, non credo che lo sarà mai.

Comunque, di resoconti di quanto sia stato detto al WWDC ce n’è piena la rete, e non è proprio il caso di stare qui a farne l’eco, per giunta con giorni di ritardo. Si è parlato di iOS 5 (arstechnicaanandtech, e macrumors, per fare qualche esempio), con il nuovo sistema di notifiche che finalmente sono fatte come quelle di Android, ovvero non rompono l’anima. Si è parlato di Lion (arstechnicaanandtechmacrumors), che trasforma un Mac in un iPad gigante, con qualche concessione sul fronte della sicurezza, e la solita depressione sul fronte del segmento professionale, ormai in balia di un sistema operativo banalizzato fino al punto da essere prossimo all’imbecillità. Sorvoliamo sulla versione server, ormai adatta pressocché solo per i sistemi casalinghi (intendiamoci: l’ho richiesto pure io, un MacOS X Server di tal guisa; solo che non pensavo che potesse essere a discapito di un vero sistema server per gli usi professionali). Si è parlato di iTunes Match (macrumorsarstechnica), che, tragedia tragedia, per ora è disponibile solo negli Stati Uniti.

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